«Ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli è simile ad un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche» (Mt 13,52)
N.3 - Ottobre-Dicembre 2008
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Luoghi dello spirito

La Beata Lucia da Settefonti

Un grande patrimonio culturale e spirituale della Chiesa

di Ines Curzio

A Ozzano dell’Emilia, sulle verdi colline a pochi chilometri da Bologna, si erge la Chiesa di Sant’Andrea risalente all’XI secolo. Qui riposano le reliquie della Beata Lucia da Settefonti la cui storia rappresenta un patrimonio culturale e spirituale di grande valore che oggi si sta cercando di recuperare ricostruendo l’antico pellegrinaggio che per secoli, fino alla Seconda Guerra mondiale, fedeli da ogni dove organizzavano in omaggio alla Beata Lucia.
Il cammino si svolge lungo i sentieri del Passo e dei Calanchi dell’Abbadessa, che prendono il nome proprio dalla Badessa Lucia vissuta nel XII secolo e beatificata nel 1508.
Questa la sua storia: attorno al 1100 Bologna vive una vita cittadina continuamente turbata dalle lotte tra Guelfi e Ghibellini. In questo clima politico, nell’antica famiglia Chiari, viene alla luce una bambina, alla quale la madre impartì un’educazione religiosa. Divenuta una splendida ragazza maturò il desiderio di dedicare la vita alla preghiera, scegliendo di vivere nel monastero di Stifonti, fondato nel 1097, divenuto in seguito monastero Camaldolese proprio grazie alla futura Badessa Lucia. La giovane prese i voti nella chiesa bolognese di Santo Stefano, scegliendo appunto il nome di Lucia. Divenne badessa alla morte di Matilde, fondatrice del convento. La fama della bellezza di questa ragazza aveva raggiunto il circondario già prima che prendesse i voti e la voce giunse anche alle tante guarnigioni che presidiavano il territorio di Uggiano (Ozzano). Tra i militi vi era un soldato di ventura, il nobile bolognese conte e cavalier Diatagora Fava; questi, con molta probabilità, aveva incontrato la fanciulla prima ancora che prendesse i voti. Innamoratosi della fanciulla si era in seguito fatto trasferire proprio nella guarnigione di San Pietro (oggi San Pietro di Ozzano) per poter rivedere Lucia nel monastero.
Il bel cavaliere percorreva a cavallo ogni mattina il sentiero sui calanchi per recarsi alla chiesa del convento. Lucia si era accorta di questa costante presenza e si trovò a combattere il turbamento con assidue preghiere, veglie e penitenze che minarono presto la sua salute. Cadde ammalata, ma lui non cessò le sue visite mattutine. Una volta guarita, cercò di privarsi anche dell’ascolto della Messa per celarsi agli sguardi del cavaliere, ma un giorno sembra che con la complicità di una suora decise di parlargli. Gli disse che il suo sentimento per l’amore divino era più forte di ogni altro sentimento terreno e quindi era risoluta nella sua dedizione alla vita monastica; lo invitò a non tornare più, ma si lasciarono con la promessa del cavaliere di partire crociato per la Terrasanta. Così fece, mentre Lucia, minata dalla malattia, si spense già in odore di santità, stando alle testimonianze del popolo e delle fanciulle del convento guidate dalla badessa. Il cavaliere, durante le Crociate, fu ferito, fatto prigioniero e rinchiuso in una cella dove una notte in preda alla febbre, vide Lucia che gli tendeva la mano e, come in sogno, lo trasportava nella foresta di Stifonti nei pressi del Monastero. In cambio di questa grazia, secondo il messaggio della Beata Lucia, il cavaliere doveva lasciare i ceppi con cui era legato in prigionia sulla sua tomba. Risvegliatosi il cavaliere si ritrovò effettivamente presso il convento, lo raggiunse e inginocchiatosi davanti alla tomba dell’amata, lasciò lì i ceppi e pianse. In quel momento le sette fonti di acqua cristallina, che si erano seccate alla morte di Lucia, ripresero a zampillare copiosamente.

L’eco del miracolo
Questo fatto fu raccontato per la prima volta dal cavaliere stesso e l’eco del miracolo si estese in terre ben lontane da Ozzano. Il culto giunse fino a Venezia, poi Vienna e ancora in Germania. Solo nel 1508 la Chiesa riconobbe ufficialmente il fatto accaduto tre secoli prima e proclamò Lucia Beata. Le reliquie della Beata rimasero nella chiesa già denominata comunemente S. Lucia in località Settefonti fino al 7 novembre del 1573, quando il Cardinale Paleotti le traslò nella chiesa di S. Andrea di Ozzano.
Il carteggio più consistente sulla Badessa è oggi conservato presso l’Archivio Storico di Camaldoli (i Camaldolesi la venerano come fondatrice del ramo femminile dell’ordine) dove è possibile consultare una nutrita documentazione manoscritta conservata grazie all’accurato lavoro del Monaco Anselmo Costadoni. Tutte le lettere, le agiografie, le testimonianze, gli epistolari, le comunicazioni della Santa Sede, i formulari delle preghiere e i documenti relativi al processo di canonizzazione coprono un periodo dal 1200 circa alla seconda metà del 1700.
Tutto il lavoro di recupero di questo antico culto si incentra attorno al pellegrinaggio di enorme valore spirituale, ma ribadiamo anche di indubbia bellezza paesaggistica. Lungo il percorso è possibile ammirare il Passo della Badessa dove sorgeva il primo monastero, successivamente si sosta presso il Pilastrino eretto dalla famiglia Fava a memoria del miracolo, per raggiungere quindi i ruderi della Chiesa di Santa Lucia e finire il percorso alla Chiesa di Sant’Andrea dove riposano le reliquie sull’altare a lei dedicato.
Molte le strutture ricettive in zona: bed & breakfast, agriturismi, ristoranti, in una valle tutta da scoprire. È possibile trovare informazioni, foto, organizzare percorsi e leggere documenti tratti dall’antico Archivio Storico di Camaldoli visitando il sito internet www.badessalucia.tbo.it oppure rivolgendosi all’Associazione Parco Museale della Val di Zena.
Riteniamo importantissimo, specie per i tempi in cui viviamo, cercare degli strumenti per ricordare alla gente le nostre radici cristiane, tenere viva la fede e farla riscoprire in quanti purtroppo si va affievolendo, e quindi, nel caso specifico, recuperare ed estendere questo importante patrimonio spirituale può essere un segno sicuramente positivo per tutti coloro che già conoscono o potranno conoscere la Beata Lucia da Settefonti.

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S. Caterina da Siena