Chiesa
Un Papa scomodo?
La regia culturale, a livello universale, dietro l’opera di denigrazione e delegittimazione della Chiesa e del Papa
di Giandomenico Mucci S.I.
I cattolici sanno bene che esiste, in Italia e in Europa, una ostilità a priori contro la dottrina della Chiesa, specialmente nel campo dell’etica. La stampa, che è espressione di poteri e interessi forti, è un’ottima propagatrice di tale ostilità. Questa pregiudiziale negativa si attenua o si blocca dinanzi a quelle scelte pastorali e sociali che, pur sempre guidate dalla dottrina cristiana, sono condivisibili sul piano pratico dal fronte ‘laico’. Per ovvi motivi, quell’a priori ostile ha per oggetto il Papa, che rappresenta e propone la dottrina della Chiesa con il massimo grado di autorevolezza. Contro di lui si esercitano costantemente l’ipercritica, il fastidio, il disagio dinanzi al suo magistero e alla sua persona. L’allora card. Ratzinger era descritto come il rottweiler del pontificato di Giovanni Paolo II, l’inflessibile e freddo controllore della dottrina, lui che da chi lo conosce da anni è stimato «uomo di grande gentilezza, di profonda intensità spirituale, di grande curiosità intellettuale e, soprattutto, di serena tranquillità interna» (R. Neuhaus, ‘‘Segreti teologici del Papa’’, in Il Foglio quotidiano, 16 aprile 2008, III).
Anche nel mondo cattolico serpeggia, in termini più rispettosi, un certo dissenso. C’è chi dice che il Papa disorienta vescovi e fedeli con il suo «governo del fatto compiuto» con il quale i vescovi «sono trattati per la milionesima volta da scolaretti» (A. Melloni, ‘‘Le tre svolte di Ratzinger’’, ivi, 15 marzo 2009, 32).
Dal dissenso all’ostilità
La campagna mediatica tendente a screditare il Papa trova alimento nelle più stravaganti interpretazioni date agli interventi pontifici. Parecchi sono ormai gli episodi osservati con lenti preconcette. A noi interessa a mostrare al lettore la regia culturale che fa di quella campagna una sezione della più vasta campagna che, a livello universale, tende a screditare la Chiesa cattolica: dal Times al New York Times alla Washington Post, da Le Monde al Fondo monetario internazionale e alla grande stampa italiana. L’opera di denigrazione e delegittimazione della Chiesa e del Papa è così martellante che un noto uomo politico italiano ha potuto sospettare la presenza di «una manina occulta» che chiunque sa identificare (Cfr. ivi, 20 marzo 2009, ‘‘In vetrina’’, 3). Sorvoliamo sui sarcasmi e insulti sparsi a piene mani sul Pontefice e insistiamo sulle ragioni che muovono quella regia.
Per la verità, più che di ragioni, si tratta di una sola ragione. Eugenio Scalfari la espone limpidamente: «Le religioni storiche e quella cattolica in particolare non cedono in nulla il loro deposito di assolutismo e la loro credenza di superiorità della propria verità su tutte le altre. La Chiesa, nel senso della gerarchia ecclesiastica che ha al suo vertice il Papa, combatte incessantemente il relativismo dei valori e della morale; combatte l’autonomia della coscienza per il fatto stesso di credersi ed essere portatrice di verità dogmatiche; transige per ragioni contingenti sulla base di concordati senza tuttavia che questo intacchi le sue posizioni teologiche e fideistiche». Da parte sua, Stefano Rodotà parla della «pretesa vaticana di dettare al mondo la linea etica su grandi temi della vita»: una pretesa che non si accorge di «un isolamento che non è solo diplomatico, ma rivela una perdita di egemonia culturale».
In codesti saggisti è evidente la volontà di prendersi una rivincita sulla predicazione di Benedetto XVI che insiste sui temi di morale familiare e di etica civile. Il Papa offre un progetto etico che mira alla formazione della persona nel suo complesso, un progetto culturale e spirituale chiaro e fermo nella dottrina ispiratrice, indulgente verso le cadute dei singoli individui. La gente avverte nelle sue parole la presenza dell’esperienza comune quotidiana nella quale dominano la schiavitù della droga, la violenza sui deboli, le vite che nascono e sono rifiutate, l’affievolimento del senso dell’umanità e della solidarietà. È stato notato che tra coloro che gettano discredito sul Papa ci sono alcuni che una volta si sono distinti per essere stati culturalmente conniventi con regime totalitari e oggi accusano di totalitarismo la Chiesa che, con la difesa dei diritti umani e la testimonianza fattiva a favore degli indifesi e dei poveri nel mondo, ha acquisito una singolare autorevolezza. Gli stessi saggisti chiedono spesso alla Chiesa di contribuire a formare buoni cittadini e poi la accusano, senza coerenza, di violare la laicità dello Stato o di coartare la coscienza dei cittadini, quando parla della vita, della famiglia, della malattia.
I consensi
La stampa italiana tende a veicolare un’immagine del Papa quasi in termini sempre ipercritici, quasi fosse un giudizio consolidato. Invece, non mancano voci autorevoli che non pensano affatto che Benedetto XVI sia un Papa scomodo. Guido Guastalla, per esempio, assessore alla Cultura nella Comunità ebraica di Livorno, esprime stima e ammirazione per il Papa. Valutazioni molto positive sul ruolo che il Papa sta svolgendo con il suo ministero vengono da due storici inglesi. Michael Burleigh, già professore alle Università di Oxford e Harvard e alla London School of Economics, contrappone l’insegnamento di Benedetto XVI alle «banalità di un multiculturalismo ormai discreditato esistente soltanto nelle università di sinistra e in alcune amministrazioni locali, nessuna delle quali è all’avanguardia del pensiero europeo». E nota: «Al posto della religione, le élite liberal preferiscono la recita incessante, a mo’ di mantra, di alcune parole d’ordine come “diversità”, “diritti umani” e “tolleranza”, quasi se fossero state loro a inventarle, e inconsapevoli di quanto esse siano collegate in realtà a una più profonda cultura cristiana. Una cultura basata su idee e strutture in cui siamo talmente immersi da non riuscire quasi a riconoscerle». (M. Burleigh, Il Foglio quotidiano, 31 gennaio 2008, I).
Benedetto XVI
In Italia, il fronte laico, ha certamente radicalizzato il suo confronto con la Chiesa. I suoi uomini si compiacciono di descrivere regolarmente una Chiesa e un cattolicesimo in difficoltà. A qualcuno, questa strategia si configura come rivelatrice, oltre che di acredine di antico stampo, di un nervosismo segreto, quasi un caso di psicologia adolescenziale, quando il figlio non riesce a staccarsi dai genitori e la sua personalità si afferma soltanto continuando a parlarne. Peraltro, i ‘laici’ tacciono sempre su quelle attività, come la sussidiarietà e i servizi sociali, che quasi non esisterebbero se non fossero alimentate dalla dottrina della Chiesa istituzionale incarnata dal laicato cattolico.
Il magistero di Benedetto XVI riflette limpidamente quello del Vaticano II e, al di là dei singoli pronunciamenti che vanno contestualizzati, manifesta una preoccupazione di fondo per gli sviluppi di quella cultura alla quale si affidano i suoi contestatori.