«Ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli è simile ad un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche» (Mt 13,52)
N.1 - Gennaio-Febbraio 2000
Articolo precedente Articolo succcessivo Stampa l'articolo

Speciale Beato Padre Pio da Pietrelcina

Le prove dell’obbedienza di Padre Pio (1960-1964)

Gli anni della persecuzione e delle calunnie sopportate con grande serenità

di Dario Composta

Nel 1933 si apre per P. Pio un lungo periodo di pace e di intensa operosità per le opere ospedaliere e caritative in favore del paese. Infatti, dopo la visita canonica di don Luca Fasetto e di mons. Felice Bevilacqua, il 14 luglio il S. Uffizio tramite il Superiore Generale dei PP. Cappuccini, accorda a P. Pio la facoltà di celebrare la S. Messa nella Chiesa pubblica del Convento e di ascoltare le Confessioni sacramentali degli stessi religiosi fuori della Chiesa. È da osservare che secondo alcuni testimoni processuali la decisione di "liberare" P. Pio sarebbe stata determinata dalla polemica opera di E. Brunatto dal titolo Gli anticristi nella Chiesa di Cristo, pubblicata a Parigi.
Effettivamente nel 1934 P. Pio può confessare anche le donne. Qualche limitazione viene imposta quanto alla clausura del convento e alla donazione di pezzuole usate da P. Pio. Nel 1941 si concede a P. Pio di confessare le donne anche nel pomeriggio. Lo stesso Sommo Pontefice Pio XII intervenne autorevolmente per la tutela del buon nome di P. Pio dopo la visita canonica di ab. Caronti e di mons. Pepe (gennaio 1952); anzi mons. Angelo dell’Acqua, Sostituto della Segreteria di Stato invia a P. Pio una lettera compiacendosi per il ministero delle Confessioni (agosto 1952). Il medesimo Prelato a nome di Pio XII accoglie la proposta di P. Pio di affidare la gestione delle opere di S. Giovanni Rotondo alla S. Sede e si congratula per le molte iniziative, inviando la benedizione del Sommo Pontefice Pio XII.
Non è mistero che a questo punto P. Pio, invitato dal Papa Pacelli durante la sua grave malattia del 1954, pregò e immolò la sua vita per la sua guarigione, cosa che poi avvenne.
P. Pio, dopo i Decreti del S. Uffizio 1924, 1926, 1931 che erano restrittivi, riebbe così piena libertà di azione apostolica e godeva della stima del Papa con grande beneficio delle anime che accorrevano a lui ormai da tutto il mondo.
Ma un bene così grande suscitò la reazione di forze oscure e impreviste che (come attestano molti testimoni) si possono ancora oggi chiamare "diaboliche". È vero che le avvisaglie di questa tempesta si erano manifestate già negli anni 1950-58; ma fu proprio il decesso di Pio XII a ridare vigore a queste forze oscure ed ad intralciare l’azione di P. Pio; ma Satana non fu vittorioso. Le grandi sofferenze che P. Pio accolse in silenzio negli anni successivi ne esaltano la santità eroica fino al martirio. Con la crocifissione della sua carne egli crocifisse la sua volontà piegando la sua fronte luminosa alle imposizioni durissime della autorità ecclesiastica.
Incominciamo con ordine. 13 febbraio 1960: per desiderio del cardinale Ottaviani (che - sia detto per inciso – fu sempre un porporato di grande saggezza e prudenza in tutte le vicende che sto per esporre) invitò P. Bonaventura da Pavullo, Definitore Generale dei PP. Cappuccini, a compiere una visita a S. Giovanni Rotondo. La relazione inviata in Vaticano fu "molto polemica nei riguardi del comm. Angelo Battisti", amministratore della "Casa Sollievo della Sofferenza", e contro le tre pie donne accusate di "esercitare un dannoso influsso su P. Pio".
In febbraio Battisti interpellato si difese; così pure mons. Andrea Cesarano, Arcivescovo di Manfredonia, richiesto di un parere sulla relazione di P. Bonaventura e del comm. Battisti, sdrammatizza le versioni: esprime un giudizio favorevole su P. Pio, compatisce le tre pie donne e elogia Battisti come "ottimo amministratore" (Positio, I, p. 381). Siamo già al 12 marzo: a S. Giovanni Rotondo si decide di inviare per un colloquio confidenziale con P. Pio mons. Mario Crovini, Prelato di eccellenti qualità e saggezza. Si vuole conoscere da P. Pio quali mezzi siano più opportuni per rimediare a certi inconvenienti. Ma mons. Crovini ignorava due fatti importanti: a) il Padre Generale dei Cappuccini, P. Clemente da Milwaukee, chiese al Papa Giovanni XXIII una visita canonica apostolica al più presto; b) mons. Umberto Terenzi, rettore del Santuario del Divino Amore a Roma, si accorda con P. Giustino da Lecce, Cappuccino, per collocare registratori nel parlatorio e nella cameretta di P. Pio, allo scopo di avere le prove di immoralità contro P. Pio. Infatti una delle penitenti di P. Pio, la sig.na Elvira Serritelli aveva dichiarato, con molti particolari, di frequenti incontri peccaminosi con lui. Le registrazioni vengono portate negli uffici della Congregazione del S. Uffizio; si decide, sotto pena canonica la consegna dei nastri, di tenere il massimo segreto sulla vicenda, di non recarsi più a S. Giovanni Rotondo. Era il 28 giugno 1960; il 13 luglio successivo mons. Carlo Maccari viene nominato visitatore apostolico a S. Giovani Rotondo e vi arriva il 30 luglio. Frattanto si ordina a P. Pio di non ricevere più donne in udienza privata fino a nuovo ordine.
La visita apostolica si svolse in un atmosfera pesante anche per la presenza di un giovane sacerdote, don G. Barberini, segretario di mons. Maccari, il quale qualche mese dopo lasciò Roma e si ritirò a Perugia ove, abbandonato il sacerdozio, contrasse matrimonio. Ma a S. Giovanni Rotondo in quelle settimane si celebrava il 50mo di sacerdozio di P. Pio: si fece di tutto per ignorarlo. La festa fu cambiata in celebrazione in onore di Santa Maria delle Grazie; si obbligò P. Pio a darsi per ammalato e a vivere in segregazione; nessun Prelato comparve a S. Giovanni Rotondo eccetto mons. Carta, Vescovo di Foggia; mons. Maccari sospese temporaneamente la visita ritornando a Roma (Summarium. pp. 38-40). Non essendo state prese ancora misure punitive, P. Pio poté celebrare nella chiesa del convento, con grandissimo concorso di popolo. La visita apostolica di mons. Maccari riprende il 16 agosto e termina il 17 settembre. Egli poi si ritira in località segreta e stende la sua relazione che viene inviata al cardinale Ottaviani il 5 novembre successivo. Ma non basta: il 31 gennaio 1961 vengono comunicati i provvedimenti presi dal Visitatore Apostolico e affidati al P. Clemente da Milwaukee "per la loro esecuzione e fedele osservanza"; nel frattempo mons. Paolo Philippe di segreto si reca a San Giovanni Rotondo per incontrare P. Pio per contestargli tutte le accuse raccolte dal Visitatore.
Inizia anche l’allontanamento dei PP. Cappuccini favorevoli a P. Pio nella zona: viene allontanato P. Carmelo da Sessano (anche lui accusato di immoralità) e sostituito da P. Rosario da Aliminusa, uomo rigido e inflessibile; il 9 marzo 1962 è la volta del P. Provinciale P. Amedeo che è sostituito da P. Torquato da Lecore della provincia Toscana. L’11 giugno 1963 sono inviati fuori zona i Padri definitori ed altri cappuccini fedeli e devoti di P. Pio; e lo stesso anno 1963 viene nominato il cappuccino P. Clemente da Santa Maria in Punta, veneto, come amministratore apostolico della Provincia cappuccina. La crocifissione di P. Pio continua ma, rispetto a quella degli anni 1923-1933 è più infamante: si aprono i fronti delle accuse: mala amministrazione dei beni e delle elemosine dei fedeli; cattiva gestione dell’opera "Casa Sollievo della Sofferenza" con sospetti sull’onestà dei laici fiduciari di P. Pio; sospetti sul controllo della posta in arrivo per P. Pio; calunniose denuncie di frequenti peccati di lussuria con le pie donne; infrazioni alla disciplina religiosa e alla vita comune; sostegno a sacerdoti già condannati dall’autorità ecclesiastica; poca docilità nell’accogliere il Visitatore Apostolico e anzi molta sufficienza di sé.
Tutte queste accuse sarebbero dovute restare segrete; ma la stampa ghiottamente riuscì ad impossessarsene e per mesi ogni giorno in tutto il mondo si irrideva alle "ruberie" dei Cappuccini, alla "vita allegra" di P. Pio, all’"ipocrisia" dei frati, alla "connivenza" di molti prelati. Gli stessi difensori di P. Pio per un certo tempo non trovarono ospitalità nei giornali più diffusi in Italia, come attesta Giuseppe Pagnossin (Summarium pp. 998, segg.).
P. Pio come provvedimenti disciplinari dovette sottoporsi a gravi restrizioni: l’unica concessione ancora ammessa fu la celebrazione della S. Messa. Perciò divieto di confessare, divieto di ricevere persone all’infuori dei confratelli e di qualche persona autorizzata: ma sempre in parlatorio. Divieto a partecipare a cerimonie pubbliche, divieto di recarsi in ospedale, vita reclusa in cella e non oltre il giardinetto. Obbligo a scrivere lettere per implorare che i laici suoi amici non pubblicassero libelli diffamatori contro la Chiesa (E. Brunatto, G. Pagnossin, Francobaldo Chiocchi, Luciano Cirri eccetera). Una prigionia peggiore entro un convento non si sarebbe potuta immaginare! E si osò raccogliere dal cestino di P. Pio minuti pezzettini di carta stracciata per ricomporli e trovarvi nuovi capi d’accusa, oltre fotografie, nastri ed incisioni. P. Giustino, il grande accusatore, non per nulla fu definito dal card. Ottaviani il "Giuda" di P. Pio! (Summarium 843).

(3, continua. La prima e la seconda parte sono state pubblicate sui nn. 3 e 4 del 1999)

Cerca
La frase
S. Caterina da Siena