«Ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli è simile ad un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche» (Mt 13,52)
N.1 - Gennaio-Marzo 2015
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Nuovi martiri

Sono martiri i 21 cristiani copti uccisi in Libia dall’Isis

Il nome di Gesù sussurrato nell’ultimo istante è stato il sigillo del loro martirio

Il portavoce dei vescovi cattolici egiziani e l’incaricato di affari della nunziatura apostolica al Cairo hanno espresso «solidarietà, cordoglio e preghiera» alla Chiesa copto-ortodossa dopo la conferma che i jihadisti della filiale libica del sedicente Stato Islamico hanno sgozzato 21 cristiani copti di origine egiziana rapiti a Sirte a gennaio e tenuti in ostaggio. A riferirlo all’agenzia Sir è lo stesso portavoce padre Rafic Greiche. «Abbiamo espresso alla Chiesa e alle famiglie delle vittime tutta la nostra vicinanza».
Il 12 febbraio scorso i jihadisti avevano diffuso foto dei rapiti vestiti con tenute arancioni e tenuti in ostaggio da uomini armati. Il commento jihadista alle immagini accusava i cristiani copti, definiti “crociati d’Egitto”, di aver in passato costretto con la violenza alcune donne copte a rinnegare la propria conversione all’Islam. Due giorni dopo un nuovo video dell’Is ha confermato la brutale morte dei 21 copti egiziani in Tripolitania, sulle rive del Mediterraneo. Nel filmato viene mostrato il momento in cui le vittime vengono barbaramente decapitate.
Una condanna è arrivata anche da parte di al-Azhar del Cairo, la più importante istituzione dell’Islam sunnita, che ha parlato di «azione barbara, senza niente a che vedere con qualsiasi religione o coi valori umani».

La commozione di Papa Francesco
Con grande commozione, Papa Francesco ha voluto cominciare, il 16 febbraio 2015, la Messa del mattino a Casa S. Marta, nel ricordo dei 21 cristiani copti decapitati da miliziani dello Stato islamico. «Offriamo questa Messa per i nostri 21 fratelli copti, sgozzati per il solo motivo di essere cristiani. Preghiamo per loro, che il Signore come martiri li accolga, per le loro famiglie, per il mio fratello Tawadros, che soffre tanto».
Tawadros II è il Patriarca della Chiesa Copta Ortodossa che ieri ha ricevuto la commossa telefonata di Francesco, ma anche la visita del presidente al-Sisi e di numerose altre personalità, fra cui l’incaricato d’affari della nunziatura vaticana. E se il Papa è e resta profondamente ferito da questo fatto di sangue, l’Egitto è sotto choc. Il governo ha stabilito il lutto nazionale per sette giorni. Il presidente al-Sisi ha disposto che lo Stato costruisca una chiesa dedicata ai martiri della Libia nella città di Minya, da dove provenivano gran parte dei copti decapitati.

Sono morti pronunciando il nome di Gesù
Ma sulle tante parole di dolore, che in tanti casi cercano sfogo nella vendetta, in queste ore, una su tutte – quella del vescovo copto cattolico di Giuzeh, Anba Antonios Aziz Mina – mostra una grande sintonia con Papa Francesco mentre si sofferma con grande rispetto sul sacrificio dei 21 cristiani, ripreso e lanciato all’Occidente come un sanguinoso insulto. «Il video che ritrae la loro esecuzione è stato costruito come un’agghiacciante messinscena cinematografica, con l’intento di spargere terrore. Eppure, in quel prodotto diabolico della finzione e dell’orrore sanguinario, si vede che alcuni dei martiri, nel momento della loro barbara esecuzione, ripetono ‘Signore Gesù Cristo’. Il nome di Gesù è stata l’ultima parola affiorata sulle loro labbra. Come nella passione dei primi martiri, si sono affidati a Colui che poco dopo li avrebbe accolti. E così hanno celebrato la loro vittoria, la vittoria che nessun carnefice potrà loro togliere. Quel nome sussurrato nell’ultimo istante è stato come il sigillo del loro martirio».

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S. Caterina da Siena